VENERDI' SANTO SERA - "U Signuri a' cascia"

L'itinerario di salita (e discesa) dal "Calvario" compiuto in tarda mattinata dall'Addolorata e dal Cristo con "Ciurciddu" si ripropone nel pomeriggio.
Il silenzio e la compostezza del popolo di Licodia Eubea accompagnano il lungo corteo dell'Addolorata e del "Signuri a' cascia", il venerato simulacro del Cristo Morto, che lascia la Chiesa Matrice per essere portato, insieme alla Madre, sullo stesso colle "Calvario".
Quando la processione vi arriva, prende forma la particolarità del Venerdì Santo sera di Licodia Eubea: i portatori aprono l'urna e il Cristo, avvolto in morbide bende di lino, viene issato sulla croce, dove rimarrà per un'ora al cospetto della Madre, ammantata di nero, e dei fedeli.
Tutto è compiuto. Il silenzio è rotto soltanto dalle salve di cannone: i fuochi non sono solo un abbellimento ma autentici segnali che scandiscono tutti i momenti salienti della giornata, anche per chi è a casa.
Mentre il sole tramonta dietro i monti Iblei, ai piedi della croce prende corpo la poderosa e armonica voce dei Cantori del SS. Crocifisso, che intonano i "Lamenti", volti a ripercorrere le fasi della Passione di Gesù.
Una volta che il Cristo è stato riposto nell'urna, i "Lamenti", le marce funebri e la preghiera sono il sottofondo alla lenta e tortuosa discesa del mesto corteo dal "Calvario". Si scende alla volta della Chiesa dei Cappuccini, dove i simulacri vengono riposti per l'Adorazione serale.


È un momento di sosta. Dentro la chiesa si prega e si medita; fuori ci si rifocilla il prima possibile, in vista dell’ultimo atto del Venerdì Santo licodiano.
A dodici ore dalla prima processione, la comunità percorre l’intera "Strata Longa" per accompagnare il Cristo e l'Addolorata alla Chiesa Matrice. Una discesa, di circa due ore e mezza, caratterizzata dal lento incedere dei portatori: dapprima, durante il percorso, facendo tre passi avanti e due indietro; poi, sul sagrato della chiesa, "cullando" i simulacri con un movimento chiamato "nnacata".
Ad accogliere la "Cascia" e l'Addolorata è una basilica mesta e quasi buia, la cui abside è nascosta dall’imponente "Tila" quaresimale, antico drappo in tessuto, dipinto con scene della Passione e che cela l'altare maggiore nei giorni precedenti la Pasqua.
La comunità, dopo aver accompagnato il "Figlio", riconsegna la "Madre" alla Chiesa del Crocifisso, intonando lungo il tragitto le caratteristiche "Sette Spade" col cui canto, il venerdì precedente, questa densa Settimana di celebrazioni ha avuto inizio.
È l'una e mezza di notte. Stanca ed in preghiera, Licodia Eubea si ritira nelle proprie case. In attesa della festosa "Giunta" della Domenica di Pasqua tra Cristo Risorto e la Madonna.

- Testo a cura del dott. Francesco Stanzione, tratto dal sito "Magzine".
- Foto tratte dal sito "Magzine".